Come trattare contabilmente l'usufrutto

di Pierluigi Capuano difficoltà: difficile letto: 1.192 volte

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I costi sostenuti per l'usufrutto di beni rientrano tra i costi per il godimento di beni ed in quanto tali devono essere classificati nel conto economico tra i costi per il godimento dei beni di terzi. In questa guida vengono fornite alcune indicazioni in ordine al trattamento contabile di tali diritti reali sulla proprietà i quali si configurano come costi nel momento in cui comportano il pagamento di un corrispettivo (o un canone) al proprietario.

1 Da un punto di vista giuridico, l'usufrutto è un diritto reale cosiddetto minore, che si costituisce per atto di volontà (testamento, contratto, atto unilaterale), per legge o per usucapione, ed ha lo scopo di assicurare al proprio titolare taluni poteri su beni di proprietà di terzi. Da un punto di vista letterale, infatti, usufrutto significa «uso della cosa altrui e potere di trarne i frutti»; in ciò consta il potere di godimento della cosa che si riconosce all'usufruttuario, e che trova il limite della non mutabilità della destinazione economica della cosa.

2 L'usufrutto è un contratto che pur essendo poco usato nelle imprese, fatta eccezione di casi particolari (autotrasporti), trova un'applicazione molto comune nel campo delle abitazioni, specie a favore di persone fisiche.
Il codice civile (articoli 978 e seguenti) prevede in modo dettagliato le caratteristiche del diritto de quo, statuendo, ad esempio, che l'usufruttuario ha il possesso della cosa; ha il diritto di acquisire i beni che accedono alla proprietà (cosiddetta accessione); può raccogliere e godere dei frutti della cosa; può apportare miglioramenti (avendo diritto ad una specifica indennità al riguardo) nonché addizioni (potendole poi recuperare alla fine dell'usufrutto oppure lasciarle al proprietario ma acquisendo una ulteriore indennità).

3 Da un punto di vista meramente contabile l'usufrutto, nella sua veste di diritto reale, non comporta particolari registrazione contabili (salvo, in casi significativi, la menzione nei conti d'ordine e nella nota integrativa) a meno che lo stesso non comporti il pagamento di un corrispettivo  In questo caso, il corrispettivo pattuito costituisce un costo mentre l'eventuale godimento dei frutti rappresenta un elemento positivo di reddito. 

4 Se l'accordo con il proprietario della cosa data in usufrutto prevede la corresponsione di un importo fisso, pagato al momento della costituzione del diritto reale, il costo sostenuto deve essere capitalizzato, ed incluso nello stato patrimoniale tra le immobilizzazioni immateriali. Tale costo pluriennale deve quindi essere ammortizzato in base alla durata dell'usufrutto.
Se l'usufrutto determina, invece, il pagamento di canoni periodici, gli importi corrisposti rappresentano costi di esercizio, imputabili al conto economico per competenza.

5 Si ipotizzi, ad esempio, che sia ottenuto il diritto di usufrutto su un determinato bene, per la durata di 10 anni, pagando in via posticipata al 30 giugno di ogni anno una quota annuale di %u20AC 2.000. Si ipotizzi, altresì, che il titolare del bene oggetto del contratto non sia un soggetto IVA e che la chiusura convenzionale dell'esercizio è il 31 dicembre.
Alla data del 31 dicembre devi provvedere a contabilizzare la quota di canone che, ancorché verrà pagata il 30 giugno dell'anno successivo, è di competenza dell'esercizio in chiusura. La scrittura che devi fare è Costi per usufrutto a Ratei passivi 1.000

6 L'anno successivo, in sede di apertura dei conti devi neutralizzare la precedente operazione contabile con la scrittura inversa, ovvero Ratei passivi a Costi per usufrutto 1.000
Alla data del 30 giugno, al momento del pagamento (che si piotizza per pronta cassa), la scrittura che devi fare è Costi per usufrutto a Cassa 2.000
Il 31 dicembre devi procedere con la medesima scritturazione operata l'anno precedente in pari data (Costi per usufrutto a Ratei passivi 1.000), e così via fino alla scadenza del contratto.

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